Ieri sera ho vissuto qualcosa che va ben oltre una semplice cena fuori porta: grazie alla mia ragazza – instancabile cercatrice di luoghi di gusto e, soprattutto, di cuore – ho scoperto una realtà torinese in grado di nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima. Certo, parlando da un magazine che porta il nome Quasimezzogiorno, raccontare di un esperienza torinese può apparire più da “Oltremezzogiorno”, eppure la solidarietà e l’impegno sociale non conoscono confini geografici, e meritano di essere raccontati ovunque si manifestino.
Vi racconterò allora di questa scoperta, vi parlerò del Borgo Rubens: non un semplice luogo, ma un progetto che racchiude storie di inclusione, natura, relazioni autentiche e crescita personale. Questo è esattamente ciò che si respira varcando la soglia del Bistrot del Borgo, un angolo accogliente situato in corso Casale 438/16 (Torino), dove ieri si è svolta una serata interamente dedicata ai carciofi: “Carciofo lovers”.
E non è stato solo il gusto – seppur delizioso – dell’insalata con scaglie di grana, delle clamorose lasagne al carciofo o del carciofo alla giudia accompagnato da fragranti patate al forno, a conquistarmi. Ciò che ha reso memorabile questa serata è stata soprattutto l’atmosfera di autentica convivialità, unita al sorriso sincero dei ragazzi che lavorano nel Bistrot, parte integrante di un progetto straordinario che prende il nome di “I ragazzi del Bistrot”.
L’Associazione Rubens, ideatrice di questa meravigliosa realtà, offre percorsi educativi e di riabilitazione che pongono al centro la persona, non le sue difficoltà. Attraverso un’équipe di professionisti qualificati – psicologi, psicoterapeuti, terapisti della riabilitazione psichiatrica, veterinari e molti altri – si adopera quotidianamente per creare percorsi individualizzati che sfruttano il potere rigenerante della natura e degli animali.
Il Bistrot del Borgo è così un luogo di sperimentazione, inclusione e crescita per giovani dai 14 ai 22 anni che affrontano difficoltà relazionali e situazioni di isolamento sociale, in aumento soprattutto dopo la pandemia. È uno spazio protetto, sicuro, immerso nel verde, dove i ragazzi possono mettersi alla prova, imparare nuove competenze, costruire relazioni autentiche e rafforzare la propria autostima.
È evidente come questa realtà sia un modello virtuoso che restituisce dignità, inclusione e benessere, trasformando semplici momenti quotidiani – una colazione, un pranzo, una cena tematica – in occasioni di crescita sociale e personale.
Ho sentito l’urgenza e il piacere di condividere questa esperienza perché è fondamentale, oggi più che mai, riconoscere e sostenere quei luoghi capaci di suscitare emozioni autentiche, che fanno bene tanto alla comunità quanto al cuore.
Dal Mezzogiorno fino al Nord, invito quindi chiunque passi per Torino – o chi abbia voglia di un viaggio di scoperta – a fermarsi al Bistrot del Borgo. Non solo per il piacere della tavola, ma soprattutto per essere parte, anche solo per un momento, di un progetto più grande, che parla la lingua universale della solidarietà, della gentilezza e del futuro.