La società contemporanea è attraversata da un profondo smarrimento valoriale, in cui il concetto di “adultità” fatica a emergere come modello di riferimento per le nuove generazioni. I giovani in situazioni di disagio, privati spesso di punti fermi e di esempi positivi, rischiano di rimanere intrappolati in dinamiche di rabbia, frustrazione e sfiducia.
L’episodio increscioso ai danni di Carchidi, giornalista di denuncia di Iacchité di Cosenza, diventa un caso emblematico per riflettere su cosa significhi essere adulti responsabili e su come trasmettere ai giovani in difficoltà un modello di comportamento maturo, basato sul rispetto, sulla legalità e sulla capacità critica.
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L’importanza di un esempio positivo
Il primo elemento fondamentale nel fornire un modello di adultità ai giovani è la coerenza tra parole e azioni. L’ipocrisia e il doppiopesismo minano l’autorevolezza di qualunque discorso educativo. Se si vuole insegnare ai ragazzi a rispettare le regole e a rifuggire dalla violenza, è essenziale che gli adulti siano i primi a dimostrare rispetto per la giustizia e per il confronto civile.
In contesti socialmente fragili, i giovani sono spesso esposti a modelli negativi, che vanno dalla cultura dell’omertà alla deresponsabilizzazione. Un adulto che desidera offrire un’alternativa deve essere presente, affidabile e coerente, mostrando nei fatti che esistono percorsi diversi, basati sulla dignità e sull’impegno.
Il caso di Carchidi, simbolo di un giornalismo di denuncia che si espone per la verità, rappresenta una prova di maturità anche per chi lo osserva. Come si reagisce di fronte a un’ingiustizia? Il silenzio, l’indifferenza o la giustificazione implicita di atti intimidatori sono segnali negativi per i giovani. Al contrario, prendere posizione con fermezza ma senza cadere in dinamiche di odio insegna loro che la maturità non è sinonimo di passività, ma di coraggio e responsabilità.
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Costruire una cultura della responsabilità e del rispetto
Essere adulti significa anche insegnare il valore della responsabilità individuale. Spesso, di fronte a situazioni difficili, i giovani reagiscono con rabbia incontrollata, perché non hanno strumenti per elaborare il senso di frustrazione e ingiustizia. Gli adulti devono fornire questi strumenti, partendo dall’educazione emotiva e dalla capacità di discernere tra reazioni impulsive e scelte consapevoli.
Un giovane in difficoltà può sentirsi vittima di un sistema che non lo comprende o lo esclude. In tali contesti, il rischio è che la sfiducia nella società si trasformi in aggressività o, peggio ancora, in una sorta di “giustizia fai da te”. È qui che l’adulto deve intervenire, non con moralismi sterili, ma mostrando con l’esempio che esistono modi costruttivi per affrontare le ingiustizie.
Dare l’esempio significa anche insegnare il valore della parola e del confronto civile. Episodi come quello di Carchidi mostrano quanto il dibattito pubblico sia spesso avvelenato da toni esasperati e da una cultura della prevaricazione. I giovani devono essere educati a comprendere che la forza di un’idea non sta nell’imposizione violenta, ma nella capacità di argomentare e difendere le proprie convinzioni con razionalità e rispetto.
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Promuovere strumenti concreti per il cambiamento
Infine, essere un punto di riferimento per i giovani in situazioni di disagio significa offrire loro strumenti concreti per costruire il proprio futuro. La maturità non si insegna solo con le parole, ma anche con la possibilità di accedere a percorsi alternativi di crescita.
In tal senso, il giornalismo di denuncia come quello praticato da Carchidi può diventare un esempio importante. Mostrare ai ragazzi che esistono persone che si battono per la verità, anche a costo di subire minacce e intimidazioni, è un modo per stimolarli a riflettere sul loro ruolo nella società. La legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che si esprime nelle scelte individuali e collettive.
Occorre inoltre rafforzare i percorsi educativi e formativi, creando spazi in cui i giovani possano confrontarsi con adulti consapevoli e preparati. Progetti di giornalismo partecipativo, laboratori di educazione civica, esperienze di volontariato sono strumenti efficaci per offrire loro una visione più ampia della realtà, facendo emergere il senso di appartenenza e di responsabilità verso la comunità.
Ad ogni buon dire
Il caso di Carchidi e altri episodi di violenza o intimidazione devono spingere la società a interrogarsi sul proprio ruolo educativo. Essere adulti non significa semplicemente avere un’età anagrafica avanzata, ma saper rappresentare un punto di riferimento solido per le nuove generazioni.
Di fronte ai giovani in difficoltà, la sfida è offrire esempi credibili di maturità, coraggio e rispetto delle regole. Educare alla responsabilità significa mostrare nei fatti che ogni scelta ha delle conseguenze e che la vera forza risiede nella capacità di affrontare le difficoltà senza cadere nella scorciatoia della violenza o della rassegnazione.
Solo così si potrà sperare di costruire una società più giusta, in cui le nuove generazioni possano trovare un senso di appartenenza positivo e costruttivo. Un compito arduo, ma imprescindibile se vogliamo evitare che il disagio giovanile si trasformi in un ciclo infinito di frustrazione e ingiustizia.