Oscar Wilde sosteneva che «la vita imita l’arte molto più di quanto l’arte imiti la vita». Un’affermazione che si rivela straordinariamente attuale nel nostro tempo, in cui il cinema non è più soltanto una forma di intrattenimento, ma un dispositivo potente di educazione, riflessione e trasformazione sociale.
Il Cinema come specchio della società
Fin dai suoi esordi, il cinema ha funzionato come uno specchio capace di riflettere, e talvolta deformare, la realtà. Il caso di Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone è emblematico: ambientato nell’antichità, il film raccontava più del presente del suo tempo che dell’epoca narrata.
Ma il cinema non è stato solo un testimone neutrale della realtà: nel corso del Novecento, regimi totalitari lo hanno impiegato come strumento di propaganda per orientare il pensiero collettivo. Un esempio emblematico è Il trionfo della volontà (1935) di Leni Riefenstahl, realizzato sotto il regime nazista per glorificare Adolf Hitler e il Partito Nazionalsocialista. La regista utilizzò tecniche innovative, come riprese dal basso e inquadrature monumentali, per creare un’estetica epica e persuasiva.
Anche l’Unione Sovietica impiegò il cinema come mezzo di controllo culturale. Film come Aleksandr Nevskij (1938) di Sergej Ėjzenštejn, pur essendo un capolavoro cinematografico, venne usato per rafforzare il nazionalismo sovietico in chiave anti-nazista, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Questi esempi dimostrano come il potere dell’immagine possa non solo rappresentare la realtà, ma anche manipolarla per finalità ideologiche.
Tuttavia, il cinema è stato anche un formidabile strumento di resistenza. Schindler’s List di Steven Spielberg o Il Pianista di Roman Polański non si limitano a raccontare il passato, ma incidono nella memoria collettiva un imperativo etico: ricordare, riflettere, impedire che l’oblio diventi complice delle ingiustizie.
L’analisi del dott. Giovanni Calvo
«Il cinema contribuisce profondamente alla formazione dell’identità individuale e collettiva, poiché stimola processi cognitivi ed emotivi nello spettatore», afferma il dott. Giovanni Calvo, studioso di Cinema e Media presso l’Università degli Studi di Torino e collaboratore di Streamthings, una piattaforma di streaming dedicata al cinema indipendente e d’autore.
Nel panorama contemporaneo, il cinema si trova di fronte a una sfida cruciale: essere ancora un’arte capace di interrogare e provocare o diventare un’industria che sacrifica la profondità in nome della commerciabilità. «Viviamo in un’epoca dominata da immagini, spesso superficiali e vuote. Il cinema ha la responsabilità di andare oltre la narrazione convenzionale, di spingersi verso la provocazione intellettuale e morale, toccando temi spesso stigmatizzati dall’opinione pubblica», osserva Calvo. «Tematiche attuali come salute mentale e diseguaglianze sociali stanno prendendo sempre più piede nelle sale cinematografiche, sensibilizzando gli spettatori».
Salute mentale: Joker e Inside Out 2
Esempi paradigmatici della sensibilizzazione alla salute mentale sono Joker (2019) e Inside Out 2 (2024). Il primo mostra gli impatti sociali causati dalla malattia mentale e dalla marginalizzazione, evidenziando le conseguenze di un sistema che ignora il disagio psichico. Il secondo, invece, si rivolge a un pubblico più giovane (e non solo!) per normalizzare il discorso sulla salute mentale tra bambini e adolescenti, sottolineando l’importanza di riconoscere e gestire le proprie emozioni.
Seppur parlino a due target differenti, entrambi i film individuano con fermezza una tematica cruciale per la nostra contemporaneità, contribuendo a una maggiore consapevolezza sociale.
Diseguaglianze sociali: il caso Parasite
«Sebbene il titolo possa far pensare a un film di mostri o di fantascienza, Parasite è una satira sociale che racconta, con toni grotteschi e drammatici, le disuguaglianze economiche del mondo contemporaneo», dichiarò Bong Joon-ho, regista della pellicola.
Il film, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di quattro premi Oscar nel 2020, mostra la profonda frattura tra classi sociali attraverso la storia di una famiglia povera che riesce a infiltrarsi nella vita di una famiglia ricca. La metafora della casa divisa in livelli—con i ricchi che vivono in superficie e i poveri confinati nel seminterrato—offre una rappresentazione visiva potente della disparità economica.
In un’intervista rilasciata al New York Times, Bong Joon-ho spiegò che l’idea del film nacque osservando le diseguaglianze sempre più marcate in Corea del Sud: «Volevo raccontare un mondo in cui la scala sociale è una prigione invisibile».
Il successo globale di Parasite dimostra come il cinema possa ancora oggi fungere da specchio critico della società, suscitando dibattiti sul divario tra ricchi e poveri, non solo in Corea del Sud, ma in tutto il mondo.
Il Cinema come educazione alla complessità
La lezione di Oscar Wilde resta più valida che mai: se la vita imita l’arte, allora il cinema ha un ruolo centrale nel modellare le nostre percezioni e coscienze.
Oggi, il cinema indipendente e le piattaforme di streaming offrono nuove opportunità per affrontare temi complessi senza le pressioni del mercato mainstream. Film come Nomadland (2020) di Chloé Zhao, che esplora la precarietà lavorativa negli Stati Uniti, o Don’t Look Up (2021), una satira sulla crisi climatica e la disinformazione, dimostrano che la settima arte può ancora essere un veicolo di riflessione e cambiamento.
Ma l’evoluzione del cinema non dipende solo dai registi: anche il pubblico ha un ruolo fondamentale. In un mondo dove siamo costantemente bombardati da contenuti audiovisivi, la capacità di interpretare criticamente le immagini diventa essenziale. «Il vero pericolo non è solo che il cinema perda la sua funzione critica, ma che il pubblico smarrisca la capacità di decodificare i messaggi che lo circondano», avverte il dott. Calvo.
Se il cinema ha il potere di formare, interrogare e trasformare la società, allora la responsabilità di mantenerlo vivo come strumento di riflessione non spetta solo all’industria, ma anche agli spettatori. Più il pubblico svilupperà un pensiero critico sulle immagini che consuma, più il cinema potrà continuare a essere non solo intrattenimento, ma anche uno specchio del nostro tempo e un motore di cambiamento.